venerdì, 05 febbraio 2010

MINISTERO PER L'IMMIGRAZIONE E L'INTEGRAZIONE.

In questo link le misure concordate nelle ultime ore dai ministri.

Non mi paga nessuno, lo ribadisco, quindi se Brunetta può dire tutto quello che gli passa per la testa a ventimila euro al mese, perchè non posso farlo io gratis? Al massimo rischio qualche commento di dissenso.

Il problema dell'immigrazione è ormai difficile da gestire, e come in molti giustamente affermano non è possibile pensare solo ad arginare. Non si può arginare il mare, è stato detto.

Ma si può gestire, si deve gestire. Essendo un problema enorme, non credo possa essere l'hobby del ministero dell' Interno o peggio un impegno a tempo pieno dell'intero governo che toglie spazio ad altre politiche, ma c'è bisogno di dedicarsi a tempo pieno, con persone qualificate e una legislazione efficace. Ci sarebbe impiego per quelle migliaia di giovani che hanno investito migliaia di euro in corsi e master per ''mediatori culturali''.

Mi rendo conto che ad una prima analisi possa sembrare aberrante un ministero specifico per una categoria, quasi un rafforzamento della xenofobia, o peggio di leggi razziali di vivida memoria. Ma solo ad una prima analisi e solo con la cultura dei tabù. In realtà il ministero servirebbe il paese, perchè le ricadute sociali di una cattiva gestione tra qualche anno potrebbero essere disastrose e ingestibili.

La questione è seria, e va analizzata punto per punto. Queste mie affermazioni tengono in grande considerazione tutti i contributi intellettuali degli ultimi anni. Non si può continuare a gestire la condizione di molti esseri umani come un affare di partito o ideologico. Si deve trovare una sintesi, che nello stesso tempo sia caritatevole e tenga conto di tutte le esigenze. Non si tratta di mettere davanti la condizione di chi paga le tasse in uno stato sovrano o viceversa di chi lotta per la sopravvivenza, ma di un piano consapevole e realistico che diventi esempio per tutte le nazioni. Perchè ho l'impressione che nessuno prenda davvero sul serio il problema, al di la della facciata elettorale o della difesa ad oltranza di appartenenze ''vintage''. L'Europa per prima, quella bionda raccomandata e manco diplomata messa al vertice di una multinazionale.

  • Molti esponenti politici denunciano la condizione e il destino delle persone respinte.
  • La Chiesa preme per una accoglienza e un sostegno caritatevole.
  • L'Italia non ha la capacità di gestire un'enorme massa umana. Se crolla la sussidiarietà di molti enti non statali, Roma e Milano diventano Bagdad e Kabul.
  • La criminalità sfrutta gli immigrati e si allarga in maniera proporzionale alla manodopera a basso costo, o nullo.
  • La sicurezza delle nostre abitazioni, delle nostre vie, delle nostre città, delle stazioni e dei parchi ormai è ingestibile, e al di là dei buonismi spiccioli, nessuno dorme sereno sapendo la propria figlia in giro per Roma, Bologna, Milano, Bari, Torino, oltre le dieci di sera.
  • I giudici stessi hanno emesso sentenze per reati di stupro, con le attenuanti riguardanti la condizione di disagio. (cioè se mi violentano la moglie o la figlia, devo tener conto del disagio di uno che deve liberarsi del proprio seme ma non sa come fare essendo solo, vivendo nel complesso di inferiorità e vedendo queste belle occidentalone sculettare con il fidanzato, che spesso finisce nel bagagliaio.)
  • Poi c'è il problema dell'integrazione culturale e religiosa. Ma direi che la parola culturale basti e avanzi, perchè il rispetto che si deve alla cultura e alle religioni è sempre quella nei limiti del recinto costituzionale. La condizione della donna, dei bambini, la famiglia, la libertà di espressione, l'humus culturale del paese ospitante, sono punti non negoziabili.
  • Le relazioni tra gli stati. Ammonire gli Stati e esortare certe politiche che non devono appoggiarsi sugli aiuti a pioggia. Per questo c'è bisogno di tutta la forza di volontà dell'occidente, e che smettano i piagnistei e i vittimismi di chi ha sprecato opportunità enormi, per la corruzione e il malaffare abbastanza post coloniali da essere denunciati come la causa di questi esodi apocalittici.

Potremmo aggiungere molti punti, molti nodi. Mi aspetto infatti proposte e commenti tesi alla discussione e alle idee, e per niente di partito. Ma una cosa intendo dire con questo post. Ormai il mondo va in un certo verso, è inutile trincerarsi dietro la trincea migliore, che si chiami buonismo, elemosina, sicurezza, o altro. L'mmigrazione, se gestita con leggi chiare e tesa all'integrazione, può addirittura diventare un'opportunità, anzichè una piaga. Chissà, un giorno sarà il nostro sogno andare in Africa, magari tra qualche decennio, perchè ci sarà una fioritura economica e una moltiplicazione di aziende e cooperative. Una rifioritura culturale, chissà. L'Italia da sola non può farcela, ma volente o nolente, si trova sotto la Svizzera e tocca quasi l'Africa. Deve assumersi responsabilità forti, alzare la voce con la bionda raccomandata ai piani alti e sperare di essere un faro per le nazioni. Non sappiamo cosa ci serba il futuro, ma una cosa è certa, meglio andargli incontro con buone intenzioni.

 Antonio R.

mercoledì, 03 febbraio 2010

Post a tempo determinato al solo fine di sfogo.

La Cina protesta perchè Obama riceve il Dalai Lama.

E sti cazzi.

E protesta sta minchia

E ribellati davanti a sta fila di bottoni.

 

giovedì, 21 gennaio 2010

DEMOCRAZIA s.r.l.

«La democrazia non è un credo, ma una tecnica» Primo Levi

''L’altro giorno qualcuno mi ha spiegato la differenza tra democrazia e democrazia popolare. È la stessa differenza che passa tra una camicia e una camicia di forza.''       (Ronald Reagan)

democrazia.jpgL'amico Enrico mi ha ''provocato'' sul concetto di democrazia. Provo ad esporre il mio pensiero, e in quanto pensiero e non concetto non vuole essere nulla se non una riflessione, come se la facessi allo specchio, senza altre pretese. Non so da dove parto e dove arriverò.

Ho sempre pensato che la democrazia non sia un sistema perfetto, ma al contrario ad alto indice di perfettibilità.
Come tutte le conquiste, le scoperte, i traguardi di quell'essere bipede che è l'uomo, ha bisogno di aggiornamenti, revisioni, discussione, rivoluzioni, riflessione.
Mettici che secondo me l'essere bipede non è cambiato se non nella sua illusione di civiltà, da quando andava a caccia e viveva come un animale che necessitava di un capo affidabile e di punti fermi e forti, imprescindibili, che vanno oltre la ''ragione'' o le ragioni di circostanza. Gli istinti sono gli stessi, come la sua inaffidabilità e l'imprevedibilità.
Dalla innaffidabilità e imprevedibilità non può venir fuori quacosa di compiuto, di finito, ma solo dei tentativi, dei barlumi di lucidità in cui l'uomo cerca un'ancora, una tana sicura, un giaciglio per riposare. La politica, in fondo, è solo la proiezione in chiave moderna di regole primitive, e il tentativo di ristabilire un ordine innato.

Nella società moderna, ma direi da vari millenni, l'uomo ha capito che non può vincere gli istinti più innati, li è nata la civiltà. Una civiltà che rinnega l'istinto e parla di limiti. Ma limiti a che cosa? Dove non può andare? Cosa lo ostacola e in che? Ha dei limiti o il limite è nel modello che gli si vuole appiccicare e che non lo ''com''prende (cioè non lo racchiude in se)?

Oggi più che mai, l'altro è sbagliato, l'altro è un animale, l'altro è un ottuso, l'altro è pericoloso, l'altro è un tiranno e cosi via fino a contare sette miliardi di affermazioni sull'altro, eppure in quei sette miliardi io non ci sono, tu non ci sei, noi non ci siamo, voi non ci siete. C'è lui e ci sono loro. Tutti lontani da me, perchè io sono civile, io non sono quel bipede, io i miei istinti scorretti li ho abbandonati millenni fa.

L'uomo ammazza per vendere grasso umano di contrabbando e lo fa in società, violenta e sottomette bambini e crea un sistema per farlo, sfrutta i deboli e li schiavizza e lo fa in gruppo, delinque e ammazza e froda e lo fa in clan, specula sulla morte e sulle guerre e lo fa in associazione, sottomette milioni di persone e lo fa come Repubblica. Poi ci sono milioni di singoli perfetti, perchè non sono in nessuno dei gruppi precedenti. Oh, sicuramente questi non giudicano, sono buoni, amano il dialogo, ripudiano la violenza verbale, la prepotenza e morirebbero per la libertà dell'altro, per la libertà di stampa che GLI ALTRI minacciano, per il prossimo. Ma siamo davvero sicuri che l'uomo sia cosi degno di fiducia da esprimere un voto? La gente che ho elencato si aggira intorno ai sette miliardi, sette miliardi di limiti e i limiti sono nella comprensione dell'essere umano. Cioè sotto gli occhi. Abbiamo idealizzato l'uomo, lo abbiamo reso un modello, lo abbiamo creato prima su argilla, poi su pergamena, poi sui libri, poi in Tv e infine, per ora, al Pc. Ci siamo cosi esaltati da pensare di essere degni di fiducia e che il male non fa parte di noi ma è una malattia che i nostri solidi sistemi tengono fuori, sotto controllo. Anche le guerre, sono una malattia di pochi uomini. Ma tanti pochi uomini nella storia non fanno troppi uomini?

Le monarchie. Ormai è consolidato che le monarchie siano un sistema sbagliato. Non sarà che è sbagliato il capobranco e invece il sistema sia un'opportunità? Per dire. La mancanza di giustizia, di eguaglianza, di libertà non deriva forse da un uomo e dai suoi istinti? Altrimenti basta trovare l'uomo giusto e il sistema va da se che diventa ''giusto''. Il tiranno, nella sua breve vita, pensa forse a preparare il terreno ad un'altra tirannia o pensa a soddisfare le proprie manie e i propri istinti? Cosi è nella classe politica. Possiamo realisticamente pensare che il politico sia un extraterrestre che prepara un piano che va oltre se stesso e la propria vita finita, o forse l'uomo porta con se la propria inaffidabilità innata, i propri limiti e i propri istinti?

Mancano gli statisti. E sono d'accordo in parte. Ma in sostanza, mancano gli uomini da guidare, perchè se la democrazia non parte da ognuno, non è democrazia, ma un modello in cui nessuno si riconosce. Abbiamo sette miliardi di democrazie e sette miliardi di tirannie, e da questo non può derivare un modello soddisfacente e funzionante. Solo dalla consapevolezza possiamo partire. La consapevolezza è l'unico modello degno di fiducia. La consapevolezza che la libertà non è un bene spendibile per i miei istinti ma una concessione con la condizionale, che la democrazia non è la mia monarchia ma il regno della giustizia, che l'uguaglianza non è il riscatto dei miei limiti ma delle mie differenze. Che la fratellanza non è una mia concessione, ma un obbligo da cui deriva la MIA libertà, la MIA uguaglianza, la giustizia.

Se non dico falsa testimonianza, come il mio istinto mi dice di fare, è per la consapevolezza che quest'istinto ce l'hanno tutti e a me farebbe male subire la falsa testimonianza. Se non rubo, come la mia natura o la mia condizione mi dice di fare, è perchè odio essere derubato e ho quindi la consapevolezza dell'ingiustizia. Se non uccido, è perchè io ho una vita sola qua in terra, allora rabbrividisco all'idea di spegnere la vita. 

I dieci comandamenti non sono un'imposizione, ma una soluzione sottovalutata e mai pienamente apprezzata a nostra disposizione da tremila anni. E invece cerchiamo il modello e ne costruiamo di fallaci. Fino ad avere diecimila, centomila, un milione di leggi, a seconda della follia di una democrazia.

Un Grande Statista deve conoscere gli uomini e suoi bisogni primari. Lo abbiamo avuto e lo avremmo ancora, se smettessimo di pensare che un'idea o un principio sono validi solo se vengono dal nostro clan o dalle nostre infinite democrazie. Conta la consapevolezza e il risultato, la genialità del principio e i possibili frutti. E la consapevolezza si ottiene se l'uomo la smette di regnare sovrano e solitario, ma si lascia guidare davvero dalla ''ragione''. In gioco non c'è la vittoria di un'idea, ma l'uomo, che non è quello di oggi, ma l'umanità di ieri e di domani, nel suo insieme, nella sua storia e nelle sue potenzialità. Se non arriviamo a questo, allora si che abbiamo dei limiti.

sabato, 09 gennaio 2010

Immi(n)grati

Prima o poi doveva accadere. Pensavamo di essere immuni, pensavamo male. Anni e decenni a snocciolare sapientemente dati sullo sviluppo delle nazioni, l'emisfero in cui l'80% degli uomini non campa o campa con poco, raccogliendo diamanti come fossero pomodori e l'emisfero in cui 5 persone si ammazzano di cibo e diamanti. Decenni di ammorbamento con slide e filmati e tutto quello che abbiamo prodotto sono multinazionali perfino più subdole, che sfruttando le piccole dita dei bambini per il lavoro sottopagato, adesso scelgono il più bello e affamato e lo piazzano nei manifesti delle loro raccolte fondi a scopo pubblicitario. Dell'azienda si intende, non del fenomeno fame.

Non entro nello specifico dei fatti di Rosarno, perchè sarebbe un atteggiamento miope, guardo all'insieme del fenomeno immigrazione. Altrettanto miope è l'atteggiamento della politica, che si concentra sulle eventuali colpe del passato, perchè sul passato cerca consensi e argomenti da propinare, nel passato attribuisce responsabilità, invece di assumerle nel presente e nel futuro. La politica abdica ed ecco apparire Alba Parietti e vari personaggi dall'opinione retribuita e non richiesta dai contribuenti. Allora perchè no, parliamone noi, che almeno nessuno può dirci che speculiamo, anche se spariamo stronzate, sono stronzate gratuite.

Ma a destra e a manca, non siamo stanchi di vedere schierati gli esponenti politici su tutto, proprio su tutto? Mentre ancora il nostro alito odora di spumante (rigorosamente italiano), un dramma ci colpisce a freddo, ed ecco parlare di italia razzista, di immigrati ingrati, di gambizzati, di pistoleri, di n'drangheta e di una Gelmini ancora una volta definita incapace e perchè no, un tantino razzista. Cosi come le ho elencate, di tutte queste cose si è fatto un fascio, formando le ''necessarie'' trincee e approntando gli schieramenti al seguito dei portavoce.

Gli argomenti sono tanti, e complessi, e nel complesso tutti hanno torto e ragione, proprio come in un talk show, mentre nello specifico...forse molti hanno ragione e pochi torto. Provo a dimostrarlo, se avete la pazienza di seguirmi. Ci vorrebbe un trattato, e non scherzo.

Roberto Saviano dice che gli immigrati possono darci l'input alla ribellione verso i poteri mafiosi. E ha ragione, loro hanno dimostrato coraggio, in regioni come la Campania e la Calabria, che sono generalmente oppresse dall'omertà. Roberto Saviano ha ragione, e tutti saremmo d'accordo, se parlassimo esclusivamente di n'drangheta. Poi Saviano si allarga e dice che gli immigrati potrebbero quindi essere una risorsa per la lotta alla n'drangheta. Ma non ha parlato una volta di clandestini e del reato ''universale'' (lo stesso per cui condannerebbero me in Svezia o in Egitto) di clandestinità. Però, di fondo potrebbe ancora avere ragione.

Un altro Roberto, il ministro Maroni, è sicuramente d'accordo con Saviano, ma dice che non dobbiamo perdere di vista che il problema principale è il numerosissimo numero di clandestini e le conseguenze nefaste che questo fenomeno provoca quando sfugge al controllo dello Stato, quindi l'impatto sulla pubblica sicurezza, il lavoro nero, la manovalanza per le organizzazioni mafiose, lo sfruttamento e le precarie anzi deficitarie condizioni umane di persone che comunque abitano un territorio definito civilizzato. Ha torto Maroni? No, ha ragione. Ma parla del passato come se nel passato ci governasse Mao Tze Tung. Ma di fondo, Maroni ha ragione, lo possiamo dire tutti.

Pier Luigi Bersani insorge (non vedevo l'ora di scrivere ''insorge'') come usa fare il Pd dopo i comunicati di ''Regime'' ed eslcama grossomodo: ''Maroni dimentica che la legge che si chiama Bossi-Fini e non D'Alema-Bertinotti, è una ciofeca. Come dare torto a Bersani? E' scaduto anche lui nel Franceschinismo improduttivo ma di fondo ha ragione.

I Finiani. I Finiani dicono (anche in questa circostanza) che la cittadinanza aiuterebbe l'integrazione. E io credo abbia ragione Fini ad immaginare una Nazione in cui chi arriva si integra, paga le tasse, va a scuola, lavora, toh...parla pure l'Italiano. Sarebbe grandioso. Ha ragione, come dargli torto? Ma l'integrazione è un fenomeno complesso, la deve favorire il padrone di casa e la deve fortemente volere, anelare, desiderare l'ospite. Ovviamente ho poco spazio e mi scuso della rozzezza, nonostante le buone intenzioni. Poi c'è una cosa: l'integrazione è un fatto, la cittadinanza è un altro fatto. Se la seconda aiuta la prima, è vero anche che la prima è un dovere, la seconda non è neppure un favore del tutto richiesto. Si fa spesso riferimento al paragone con la nostra immigrazione, devo dire allora che mio nonno, per quanto perfettamente integrato, non ha neppure chiesto o desiderato in vent'anni di Svizzera la cittadinanza. Lui mandava i soldi in Italia come loro li mandano in Congo o in Egitto o in Cina o in Cile. E semmai mio nonno avesse desiderato la cittadinanza, il desiderio non sarebbe corrisposto ad un obbligo da parte di quello Stato. Ci sono nazioni in cui la cittadinanza non è nemmeno presa in considerazione per molti anni, eppure sono perfettamente in armonia con il fenomeno dell'immigrazione. Ci sarebbero problemucci culturali derivanti dall'islam, ma parliamo di extracomunitari, anche le brasiliane per dire. Ma non stavamo parlando di clandestini? Ebbene, ai finiani riesco a dare ragione con riserva, avendo dimostrato le riserve e gli auspici di una integrazione che passa attraverso uno Stato ''capace'', nel volume di accoglienza e nella forza istituzionale.

Ci sarebbe la Chiesa, il Papa, i cardinali, i vescovi, i preti, i timorati di Dio e gli osservanti tutti che parlano di accoglienza e dignità della persona, a volte per dovere, molto spesso si capisce per vocazione e coerenza alla Parola di Dio. A ragione, non c'è dubbio, non ci dormo la notte. E poi penso, c'è la separazione tra fede e isituzioni laiche, chissà se è un bene del tutto.

C'è poi l'Europa. Ah...l'Europa che non c'è. L'Europa delle aranciate senza arancia, delle quote latte, delle quote rosa, delle quote in borsa. L'Europa che ammonisce l'Italia che applica le stesse politiche di Zapatero. Ammonisce ma non si sporca le mani. Come se negli anni novanta l'Italia se la fosse presa con la Puglia per il casino degli albanesi. Un esempio del cavolo perchè la Puglia non è uno Stato Sovrano mentre l'Italia si? Allora delle due l'una: O l'Italia è uno Stato sovrano e l'Europa tace e parla di aranciate, o L'Europa stessa si fa carico una volta per tutte del problema (perchè di problema si tratta) e traccia delle linee guida di cooperazione mirata all'assorbimento di questi esseri umani che bussano alle porte di un continente, che solo per caso ha nell'Italia il suo tappeto all'ingresso. No, all'Europa non posso proprio dare ragione. E tutta intera o pezzo per pezzo il risultato non cambia. Anzi, pezzo per pezzo è peggio, ci sarebbero delle responsabilità nei secoli che ci vorrebbe un altro trattato e mezzo.

Poi ci sono io. E la faccio breve. Di fondo ho ragione, come darmi torto?

venerdì, 01 gennaio 2010

L'anno nuovo.

   ''Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice.''

Giacomo Leopardi (dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere)

giovedì, 24 dicembre 2009

Dal Vangelo secondo Matteo

18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22 Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
23
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele
,
che significa Dio con noi. 24 Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, 25 la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

2:1 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». 3 All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
6
E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero
il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele
».

''dedicato a tutti i cristiani, che in Gesù Cristo e nel Suo Vangelo incontrano l'amore di Dio, a tutti gli ebrei che attendono il Salvatore nelle loro vite secondo le Scritture. A tutti i musulmani che venerano Gesù, faro che illumina, secondo la Tradizione. A tutta l'umanità, affinchè Gesù Salvatore, che gratuitamente si dona, allievi le fatiche e le sofferenze di ogni giorno, nel corpo e nello spirito. A Sua Santità Benedetto XVI.''

sabato, 19 dicembre 2009

Minoranze a rischio. Sul serio.

Minoranza nel mirino
«Non abbandonate noi cristiani d’Iraq»
«In un clima di insicurezza e illegalità in Iraq, si vuole colpire la comunità cristiana». Per questo Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad, si rivolge «a tutti i cristiani del mondo» con un accorato appello in vista del Natale: «Non abbandonateci». Warduni, giunto in questi giorni in Vaticano, sta svolgendo un viaggio in Europa per chiedere solidarietà e aiuti concreti per la ricostruzione e il restauro di chiese e edifici pastorali di Baghdad, danneggiati dagli attentati dei mesi scorsi.

La situazione dei cristiani iracheni «desta preoccupazione e dolore», ha dichiarato all’agenzia Fides. L’instabilità politica e l’ingovernabilità, dopo le «guerre» e l’«occupazione militare» hanno generato miseria e distruzione.

Per questo, afferma Warduni, «molti cristiani, insieme con migliaia di altri cittadini, hanno dovuto lasciare il Paese. Abbiamo perso circa un terzo della nostra comunità». Una tragedia dimenticata mentre «la mancanza di pianificazione politica fa proliferare del terrorismo, che vuole ancora destabilizzare il Paese». In Iraq «mancano legalità e sicurezza, il governo è debole e se le elezioni non daranno una svolta a queste urgenze, non serviranno a nulla».

In questa situazione proseguono gli attentati contro le chiese e contro i cristiani: nelle ultime due settimane si sono verificate esplosioni in tre chiese a Mosul, mentre a Baghdad tre mesi fa un’autobomba davanti a una chiesa ha ucciso due giovani, ne ha feriti 30. «La tranquillità è un piccola pausa fra due attentati», afferma monsignor Warduni.  Episodi che seminano paura e tolgono la speranza: se per il vescovo ausiliare di Baghdad non è corretto parlare di “pulizia etnica” c’è comunque «un disegno che vuole colpirci: collocare dieci ordigni contro le chiese nello stesso giorno ha un preciso significato di intimidazione».

Per questo è «assurdo e insensato» il progetto di riunire tutti i cristiani nella Piana di Ninive: «Non possono confinarci in un unico territorio sulla base dell’appartenenza religiosa». I cristiani iracheni chiedono al governo di individuare, perseguire gli attentatori: «Chiediamo protezione. Vogliamo solo i nostri diritti: l’Iraq è la nostra nazione, siamo cittadini iracheni come gli altri», afferma Warduni. Alla comunità internazionale invece la Chiesa irachena chiede «un appoggio più forte e deciso. Urge una pressione forte dei governi occidentali per stabilizzare il quadro iracheno e ripristinare legalità e sicurezza».
Luca Geronico
fonte: Avvenire.it

martedì, 15 dicembre 2009

Lucifero (portatore di luce) dal latino lux (luce) e ferre (portare)

La ''festa delle luci'' cancella il Natale:

Molti immigrati, scuola cambia nome alla ricorrenza cristiana ...

Continua...

lunedì, 14 dicembre 2009

Souvenir d'Italie: l'opposizione psicolabile.

...Sequenza-05_672-458_resize.jpg

Continua...

venerdì, 27 novembre 2009

Basta un poco di zucchero...

Non sappiamo se alla fine la pillola Ru486 diventerà una prassi consolidata, o sarà vista per molto tempo ancora con scetticismo e preclusioni. Ma c'è una cosa che colpisce...

... la contrapposizione netta di due schieramenti su una questione sociale, scientifica ed etica. Ci sono delle eccezioni trasversali, certo, non è in questione la contrapposizione, ma la nettezza delle posizioni politiche che per esempio vede l'attuale opposizione rifiutare perfino l'idea stessa di un rinvio, o di un riesame che per molti scienziati è invece necessario. La pillola in questione serve per espellere il feto (la creatura) senza ricorrere ad interventi chirurgici. In questi giorni ho ascoltato alcune dichiarazioni e tra le altre cose ho sentito dire che la pillola ci porterebbe ad un grado di civiltà pari alle altre nazioni europee.

E qui, io mi fermo a riflettere. E sospendo il giudizio sulle circostanze dell'aborto, ma rifletto sul fatto che il grado di civiltà (leggasi Civiltà) che ha raggiunto l'umanità nel corso dei millenni è rapportato e relazionato alla capacità di impedire la nascita di esseri umani, non graditi da altri esseri umani. Come dire che il grado di civiltà di alcuni Stati che adottano la pena di morte è in relazione al metodo, in quanto chi inietta veleno è certamente più civile di chi usa la sedia elettrica. Nell'aborto per giunta non c'è pena, ne processo, ma una sentenza non valutata da alcun codice.

Se penso che magari il feto espulso per mezzo di una pillola è stato concepito grazie all'aiuto di un'altra pillola blu per l'erezione e magari non ha funzionato la terza pillola, quella anticoncezionale...

Nella mia riflessione non vorrei essere estremo, però sono cosciente di quanto di estremo oggettivamente ci sia nella pratica dell'aborto. Una questione cosi estrema non può non esigere una posizione netta. Infatti mi soffermo a pensare a quanto sia estrema la posizione di chi è per l'aborto tout court.

In base a queste considerazioni, penso che l'uomo non ha raggiunto alcun grado di civiltà, anzi è sempre più immaturo considerando che non raggiunge un equilibrio tra le riflessioni filosofiche, spirituali, sociali e scientifiche. La scienza è un mestiere dell'uomo che mette a disposizione dei mezzi, ma la riflessione e il pensiero dell'uomo fanno della scienza il mezzo per la civiltà secondo l'uso che si decide di farne. Quindi non è il progresso della scienza la civiltà, ma il suo utilizzo.

Non c'è nulla di civile nella straordinaria applicazione della fisica nucleare per la bomba atomica. Eppure, sui libri di storia la bomba è una conquista e le vittime un fatto collaterale.

Se l'uomo è capace di pensiero e di riflessione, deve mettere questi talenti al fianco della scienza, che non è solo medica, ma anche sociologica, antropologica, umanistica, e fare in modo di evitare a monte il trauma dell'aborto per le donne e l'ingiustizia dell'aborto per un' aspirante persona, che intanto è senza dubbio un essere vivente. Un essere vivente, cioè vivo, che aspira a nascere e diventare come ognuno di noi, cosi come noi siamo diventati quello che siamo passando per lo stesso stato.

La Bonino parla del feto come ''una appendice della donna di cui ci si può disfare'' e gettare nell'immondizia.

La Bonino è una delle espressioni dell'umanità, una su sei miliardi.

Vale la pena ascoltare altre espressioni, varranno almeno quanto lei.

(ricordando che le riflessioni sono le conquiste attraverso le quali si esprime una civiltà, non la rassegnazione ai propri limiti.)

L'aborto procurato è l'uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita"
(GIOVANNI PAOLO II - Evangelium Vitae, Città del Vaticano 1995, n. 58)

"Per questo è necessario aiutare tutte le persone a prendere coscienza del male intrinseco del crimine dell'aborto che, attentando contro la vita umana al suo inizio, è anche un'aggressione contro la società stessa..." 
 (PAPA BENEDETTO XVI - L'Osservatore Romano - 4 Dicembre 2005)

Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l'aborto è un crimine." 
(MAHATMA GANDHI)


«"[...] Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l'aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. [...] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c'è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me. [...]"» (da "Nobel lectures", "Peace" 1971-1980, 11 dicembre 1979)
"Noi combattiamo l’aborto con l’adozione. Se una madre non vuole il suo bambino, lo dia a me, perché io lo amo".
 
 (MADRE TERESA DI CALCUTTA)


"Sono traumatizzato della legalizzazione dell'aborto perchè la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio."
PIER PAOLO PASOLINI- gennaio 1975

"Ogni volta che l'avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me".  GESU'  (Vangelo secondo Matteo 25,40)

domenica, 22 novembre 2009

FINI...SCILA

salutoromano_fini.jpgNon sono mai stato finiano. Non sono mai stato nemmeno propriamente di destra. Ma non importano i miei punti di riferimento.
Voglio capire i riferimenti di Gianfranco Fini oggi.
Deve esserci qualcosa che lui sa, ma sfugge a molti, riguardo i dati sull'immigrazione e la clandestinità, riguardo i conti e le potenzialità dello Stato, riguardo le risorse e le assicurazioni dovute a queste... 

Continua...

lunedì, 16 novembre 2009

Lezione all'Occidente. ''Post'' dedicato al ''New York Times''

A Roma , non a Tripoli, Gheddafi invita ad una serata di gala decine di Hostess, ma la conferenza si trasforma in una ‘’lezione’’ sull’Islam

Attenzione, quelle che leggerete sono le dichiarazioni di Gheddafi, le ha dette davvero….A ROMA, NON A TRIPOLI...

Continua...

giovedì, 12 novembre 2009

L'Italia aggressiva

Beppe Severgnini

Il blog/forum "Italians", da cui questa rubrica settimanale prende il nome, si avvia a compiere undici anni. Un tempo lungo per un prodotto giornalistico, lunghissimo su internet. Il pericolo è l'odore di muffa (ma annuso freneticamente ogni giorno, e andiamo bene). Il vantaggio è la possibilità di osservare...

Continua...

1